NOTA: Il seguente capitolo sostituirà le pagine 21-28 del pdf "Marzo". Ovviamente anche la pagina 29 dovrà essere cambiata analogamente, così come i riferimenti all'uomo col cappellino e ai "giochi di memoria" che riguardano Fabrizio.
Misi a tutto volume la televisione in modo che i suoni di Fabio e Jillian che facevano l'amore si mescolassero allo stereo che mi inondava di "Hero and Heroine" degli Strawbs. Everything's so bleak, bleak, bleak. Giocavo a una finta roulette russa con la pistola completamente scarica e mi domandavo perché non caricarla di sette colpi e spararli tutti in qualche modo. Oh save me someone. Doveva esserci un modo per costruire un semplice congegno che me li avrebbe sparati tutti e sette in testa. Sarebbe stata una morte brillante. Degna di Potocki.
Rid me of my darkness
Lay a little light on me
Clothe me with your brightness
Lay a little light on me
Oh save me someone
Lay a little light on me
Caricai sette pallottole e uscii di casa, diretto alla birreria frequentata da Emme. La bettola era piena di gente; il barista era ancora al suo posto che sbadigliava, ma adesso c'erano
anche due cameriere di cui non ricordo né i nomi né le facce. Andai dal barista, il cui sorriso storto mi accolse senza convinzione. Gli chiesi una birra e gli feci chiaramente vedere duecento euro nel portafoglio. Con voce talmente bassa da riuscire a malapena a farmi sentire da lui, gli dissi se potevamo trattare. "Annamo sul retro a fumasse na sigaretta?" gli feci, tirando fuori un pacchetto nuovo di Marlboro rosse. Lui mi sorrise, strinse le spalle e bofonchiò qualcosa a una delle cameriere. Lo seguii attraverso una cucina scombiccherata. Prima di andare sul retro gli dissi:
"Perfavore, portami in un posto che non faccia schifo." Quello sorrise di nuovo: "Perchè, dovemo
scopa' ?" Mi limitai a fissarlo spazientito e capì che volevo fare sul serio. Mi portò al piano di sopra in un ufficetto dall'aria decente. Mi tolsi il maglione e gli dissi: "Comincia a parlare", mentre arrotolavo le maniche della camicia fino al gomito. Quello disse: "Ahò, t'ho già detto che nun te dico gnente." Ma la voce era incerta, si capiva che quei duecento euro gli facevano gola. Gli gettai il pacchetto di sigarette sul tavolo e lui lo prese come un antipasto della ricompensa. Si leccò le labbra, la bocca salivava come per un riflesso pavloviano. Tirò fuori due sigarette e me ne porse una. "Non fumo", gli dissi. Poi tirai fuori la pistola silenziata con la sinistra, mentre con un buffetto della destra gli feci volare via le sigarette. Il suo istinto fu di raccogliere il pacchetto, ma il suo cervello gli impediva di distogliere il suo sguardo dai miei occhi. "Ma che cazzo...ma chi cazzo sei?"
"Non te ne deve fregare un cazzo di chi sono. Tu e gli amici tuoi mi avete cagato il cazzo fin troppo, ora mi sono rotto i coglioni. Voglio solo sapere come stanno le cose. Non mi faccio più prendere per il culo e mi sono rotto il cazzo di te e tutti gli altri."
"Ma io nun c'entro gnente", piagnucolò il gigante. Cazzo, più so' grossi più frignano. E dire che ero sempre stato un tipo fragile, quel tizio avrebbe potuto ridurmi in poltiglia con un solo pugno.
"Voi sape' chi è M.? Ndo vive? Ma io nun lo so davero..."
"Qualcuno in quel cazzo di posto di mmerda 'o sa pe' certo. E me devi dì se hai visto uno che se chiama Franco e uno der nord che se chiama... Bunuel, c'ha un nome spagnolo comunque. E un artro der nord co l'ere moscia, fa er dottore."
Il barista sbiancò e guardò un punto dietro di me. Io mi girai, ma non abbastanza in fretta. Una
mazza da baseball mi colpì in piena fronte e lasciai cadere la pistola. Poi una gragnuola di colpi si abbatté sulla mia faccia prima e poi sul mio corpo quando riuscii a coprirmi il viso con le braccia. Mi contorsi sul pavimento sotto la violenza dell'assalitore, finché lui smise e io rimasi immobile, ma ben cosciente, sul pavimento. Qualcuno mi infilò la testa in un sacco di tela e lo legò con un cordone. Ogni volta che il barista provava a dire qualcosa, l'altro lo zittiva con un sibilo. Mi perquisirono e mi ammanettarono con le mie stesse manette. Poi qualcuno, credo il barista, mi caricò in spalla e dopo avere sentito aprirsi e chiudersi diverse porte, e avere sbattuto più volte contro le pareti di stanze e corridoi, fui scagliato senza tante cerimonie su un letto. La stanza era calda e mi buttarono una coperta sopra. Mi lasciai cullare da quel tepore e mi abbandonai all'oblio.
Mi svegliai, indolenzito ovunque, e vidi M. che sedeva, vestito di nero, su uno sgabello nella stanza. Fumava con sicumera e mi sorrideva.
"Come va, signor Caroletti?" Suonava finto come un libro di Terry Brooks.
"Bene. Sei tu che mi hai menato?"
"Sì." Ostentatamente, spense la sigaretta fumata solo a metà in un posacenere, e si alzò a camminare avanti e indietro per la stanza. "Il suo comportamento è stato... disdicevole."
"Andiamo, non fare lo stronzo con me." Mi sollevai sul letto, appoggiandomi sui gomiti. "Spiegami
tutta questa fottuta faccenda. Come avete fatto a prendere la videocassetta? E che cazzo sta
succedendo? Cosa c'entro io? E cosa c'entrate voi con le mie cazzate, soprattutto?"
M. mi guardò con attenzione e mi sorrise.
"E Franco? Perché è sparito dagli elenchi di tutta Modena? Anzi, di tutta Italia, a dire il vero. E chi sono gli altri che c'erano questa notte?"
"Ti hanno già detto che parli troppo, vero? Forse è da questo che nascono i tuoi problemi" mi
sorrise M. Poi si diresse alla porta e bussò. Dopo qualche istante nella stanza entrò un uomo all'incirca della mia età, dall'aria desolata, giacca e cravatta mezza snodata, l'aria da impiegato, capelli ricci colore oro brunito, occhi nocciola arrossati da qualche forma di allergia e, incongruamente, un cappellino da baseball. Si rivolse a M. "Ciao caro. Dovresti amarmi in latino, prima che lui mi faccia le sue domande." Poi starnutì violentemente, si asciugò il naso con un fazzoletto di carta e mi sorrise. Era mio cugino Fabrizio.
M. lasciò la stanza con aria soddisfatta.
"Non capisco."
Mi guardò attentamente, come per assicurarsi che non fossi troppo malridotto. M. sapeva il fatto
suo. Anche con un oggetto come una mazza da baseball era riuscito a massimizzare il dolore e
minimizzare gli effettivi traumi, o almeno così sembrava. Un torturatore provetto nell'Italia del
2009. Beh, Bolzaneto non era stato poi tanto tempo prima, no?
"Scusa se non ti stringo la mano e pagliacciate del genere, penzo che nun ce ne sia bisogno fra di noi." Si sedette sulla sedia. "Stai pure comodo, non ho intenzione di menarti più."
"E' stato M., vero?"
"Sì. Sai, a lui piace menare la gente. Non che lo faccia spesso. Prima o poi sbrocca del tutto,
sicuro."
"Capisco. Cosa ci fai qui?"
"Hai sete?"
Feci di no con la testa.
Salii in macchina di mio cugino dopo essere usciti in silenzio dal retro del locale. Non avevo molta voglia di parlare ed ero distrutto dalle botte. Non capivo che ruolo potesse avere mio cugino in tutto questo. Speravo che parlasse lui senza bisogno di incoraggiamento. Provai un lieve colpo di tosse per farlo cominciare, ma Fabrizio si limitò a guardarmi con compassione e forse un filo d'affetto. Fu solo quando ero ormai sul punto di addormentarmi sul sedile che iniziò a parlare.
"Mi hanno chiamato gli uomini dello Zio. Ci sono loro dietro a Emme. Nel senso che sono stati loro ad assoldarlo. Emme è un mercenario tuttofare."
Volevo chiedergli quale fosse il suo ruolo, ma ero troppo stanco, per cui mi limitai ad assecondare la sua conversazione.
"Io conosco una ragazza che lavora per lo Zio, si chiama Cristina. L'avevano mandata da te per spiarti. Per vedere cosa sapessi di Roberta."
Bowie: "It's got nothing to do with you, it won't impress me." Up the hill backwards, 1980.
"Il suo ex era uno stronzetto sommerso da debiti di gioco, un deputato del PD. Uno dei
giovani, delle nuove leve. Cristina dava una mano per le visite mediche. Quel tipo di cose che uno pensa avvengano solo in Sicilia."
"Capisco." Immaginavo che lo Zio fosse anche il suo padrone di casa di cui non poteva parlarmi.
Nel famoso appartamento di fronte al mio. Dal quale mi aveva spiato. "Perché mi hanno dato la cassetta?"
"Non lo so con esattezza. Per spingerti a cercare Emme in un ambiente a loro favorevole, forse? Così ti hanno perquisito di persona. E' da due mesi che ti stanno pedinando, ti sono anche entrati in casa. Anche oggi mentre eri fuori."
Riuscii solo a emettere un fievole "Perché?"
"Come già sai, Roberta era al centro di un traffico di droga e uno di pedopornografia. Oltre a questo, era finita in possesso di un oggetto..."
"Che oggetto?"
"Non lo so esattamente."
Per il momento non replicai, sebbene non gli credessi affatto. Fabrizio lo capì, perché mi diede un'occhiata nervosa.
"Comunque, lo Zio pensava che l'oggetto fosse finito in mano a te. Per questo sono due mesi che ti rompono i coglioni."
"Vedi, tutto è cominciato per colpa di Roberta. Il fatto è che Roberta ci provava gusto ad adescare i ragazzini. E poi ci voleva poco a drogarli e a filmarli. Andrea era un gran bel fusto e si divertiva un sacco. I ragazzini non li davano alle merde pedofile, se li tenevano più che altro per loro. Sai com'è, avevano paura che gli stronzi non si riuscissero a controllarsi, mentre Andrea e Roberta erano degli esperti, i ragazzini erano un gusto acquisito, sapevano che il controllo non lo perdevano e non l'avrebbero perso."
"Io pensavo che i ragazzini venissero tramite gli stessi canali della droga..."
"No. Roberta non usava terzi. Li adescavano lei e Andrea. Ragazzini e ragazzine tra i dieci e i
quindici. In genere a Roma, ma alla fine andava bene ovunque se ne presentasse l'occasione. Se pò fa' molto quando sei una pornostar di fama internazionale e trovi in giro ragazzetti di dodici anni. La cosa peggiore è che molti di loro saranno pure contenti. Magara pure er padre, dei maschi, dico, sarebbe contento. Che mondo de mmerda. Penzano che se un ragazzetto de tredici va co una pornostar de trenta è meijo de una ragazzetta de tredici che va co un pedofilo de trenta. Che società de mmerda, ma tte rendi conto, porco il clero? Il mondo è una mmerda, periddio!" Restò un po' in silenzio.
"Dopo che Roberta smise, Andrea continuò da solo finché non lo fermasti tu."
Cangianti come il cielo e il mare
gli occhi tuoi sono meraviglia
che non posso sopportare.
Il cuore si ferma sconvolto
all'ombra di un faggio sofferente,
non ha voglia di continuare.
Non siamo qualcosa di unico
e dolce, e lo sai.
Invecchieremo senza farci del male,
invecchieremo senza crescere mai.
A nubi nere incatenato
il tuo profumo mi sorprende
con un bacio inaspettato.
Negli occhi miei dorati
la notte rossa attende,
rimane senza fiato.
"Giovanni provò in ogni modo a impedire a Fabio di ammazzarti, ma quello conosceva Franco e si era convinto che tu lavorassi su suo mandato, che tu lo tenessi sotto controllo... Violando così il patto."
"Patto?"
"Franco era l'uomo dello Zio a Modena."
Un colpo alla bocca dello stomaco.
"Ma tu... Tu?", lo guardai addolorato.
"Io sono qui solo per darti una mano."
"Ma come fai a sapere tutte queste cose?"
"Ho indagato."
"Indagato?"
"Credi che mi fossi bevuto quelle stronzate sulla guida in stato di ebbrezza? Ho controllato tutte le tue carte e i tuoi appunti, rubato quello che potevo rubare. Ho praticamente vissuto nel tuo appartamento di nascosto. Ho parlato con tanta gente. E sono stato l'amante di Cristina per un po', ho sentito le sue storie di quando stava lasciando il suo ragazzo, e capito che il Franco che conosceva Cristina e quello per cui lavoravi tu erano la stessa persona. Ho conosciuto Giovanni."
"Perché non mi hai raccontato niente?"
"Pensavo fossi più al sicuro senza saperlo."
"Senza sapere perché ero stato mandato in coma e ho perso tre anni della mia vita? Perché ho perso la mia ragazza, mia figlia, la mia vita normale?"
"Giulio, non ti incazzare. La tua non era una vita normale neanche prima."
"Dopo che Fabio è morto, non si è più saputo che fine avesse fatto l'oggetto. Si pensava che glielo avessero fregato Roberta o Giovanni, per questo sono stati uccisi da Luca, fatto uscire apposta dallo Zio. E per questo, quando ancora non hanno trovato niente, sono venuti a rompere i coglioni a te. Ma ora è finita."
"Non è finita, Fabbrì", dissi, chiudendo infine gli occhi. "Finché non troveranno l'oggetto, non sarà finita."
Mio cugino non replicò, e spense il motore. Eravamo sotto casa sua. La pioggia aveva cominciato a battere sul parabrezza. Mio cugino rimase a lungo seduto in macchina a guardarmi dormire.
giovedì 9 luglio 2009
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